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	<title>LinkedOpenData.it</title>
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	<description>Liberare i dati a beneficio di tutti</description>
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		<title>Il MIUR apre i dati su 4.000 progetti finanziati dai Fondi Strutturali Europei</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 21:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo un guest post di Luigi Reggi per Linked Open Data Italia. </p>
<p>Luigi Reggi si occupa di politiche regionali per la ricerca e l’innovazione presso la DG Politica Regionale Unitaria Comunitaria del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (DPS). Collabora inoltre con l’Università di Urbino “Carlo Bo” e la Sapienza Università di Roma sui <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/il-miur-apre-i-dati-su-4-000-progetti-finanziati-dai-fondi-strutturali-europei">Il MIUR apre i dati su 4.000 progetti finanziati dai Fondi Strutturali Europei</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un guest post di Luigi Reggi per Linked Open Data Italia. </p>
<p><em>Luigi Reggi si occupa di politiche regionali per la ricerca e l’innovazione presso la DG Politica Regionale Unitaria Comunitaria del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (DPS). Collabora inoltre con l’Università di Urbino “Carlo Bo” e la Sapienza Università di Roma sui temi della diffusione delle Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione nel settore pubblico e dell’impatto delle politiche per la coesione economica. Facilita la definizione e condivisione della roadmap di ricerca europea sugli Open Data nell’ambito del progetto CrossOve (crossover-project.eu). Scrive sul blog <a href="http://luigireggi.eu">Regional Innovation Policies</a></em></p>
<p>La scorsa settimana il MIUR ha lanciato il nuovo <a href="http://www.ponrec.it">portale del Programma Nazionale “Ricerca e Competitività”</a> (PON REC), cofinanziato dai Fondi Strutturali Europei per una dotazione complessiva di oltre 6 miliardi di Euro nel periodo 2007-13. Il PON finanzia un ampio spettro di interventi in quattro regioni del Mezzogiorno (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), dalla ricerca industriale in collaborazione con le università ai distretti tecnologici, dalle smart cities ai cluster tecnologici.</p>
<p>Il nuovo sito è un primo tentativo &#8211; altri ne seguiranno &#8211; di migliorare sia il livello di apertura dei dati pubblicati sia la fruibilità delle info da parte del &#8220;cittadino medio&#8221;. Infatti, oltre alla nuova veste grafica e a una migliore organizzazione dei contenuti, il sito inaugura una sezione, rigorosamente in beta, dedicata ai progetti finanziati e agli open data.</p>
<p>Fino a ieri i progetti erano accessibili attraverso un unico file XLS scaricabile chiamato, nel gergo della politica di coesione, “lista dei beneficiari” dei fondi strutturali. Una lista, questa del PON REC, che era già stata classificata dallo studio “<a href="http://www.dps.tesoro.it/materialiuval/analisi_studi.asp">La trasparenza sui beneficiari dei Fondi Strutturali in Italia e in Europa</a>” tra le migliori pratiche in Europa per livello di dettaglio, formato machine-processable, aggiornamento e<br />
accessibilità.</p>
<p>Il primo elemento di novità riguarda la modalità di diffusione dei dati, progettata in modo da essere più fruibile anche dai non addetti ai lavori. I progetti sono classificati a seconda della regione della quale si svolgono le attività e per aree tematiche. Un sforzo aggiuntivo per l’amministrazione, che non si è accontentata delle informazioni contenute nei sistemi di monitoraggio della spesa, ma ha proceduto a riclassificare i vari progetti in tipologie di facile lettura per i cittadini. I progetti e i beneficiari dei fondi pubblici sono consultabili tramite un sistema di schede navigabili, che riportano un buon livello di dettaglio sui costi, la sede dei beneficiari, i tempi di realizzazione, i pagamenti effettivamente versati.</p>
<p>Il secondo elemento di novità riguarda la pubblicazione dei dati grezzi sottostanti. La scelta è caduta su un formato open (CSV), corredato da un apposito file di metadati, sempre in CSV, il “tracciato record” del database. Per la prima volta viene anche esplicitata la licenza (è forse il secondo caso di un programma finanziato dai fondi strutturali!), la Creative Commons Attribution 3.0 (CC-by). Si tratta di un database di quasi 4.000 progetti, contenente molte delle informazioni consultabili tramite le schede.</p>
<p>Il sito web è stato realizzato dal Consorzio Interuniversitario <a href="http://www.caspur.it/">CASPUR</a>, che ha finalizzato le indicazioni di un gruppo di lavoro congiunto composto dal MIUR, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal CASPUR stesso. Il portale utilizza il CMS open source <a href="http://umbraco.com/">Umbraco</a>.</p>
<p>Si legge sul sito: “Le informazioni, le domande e i suggerimenti che verranno dagli utilizzatori saranno accolte con spirito di collaborazione per migliorare questo nuovo servizio”. In effetti ancora tanto si può migliorare, sia nella presentazione dei dati sia nella qualità e quantità delle informazioni incluse nel database. L’amministrazione, da questo punto di vista, si sta dimostrando molto ricettiva: diamoci dentro con i suggerimenti!</p>
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		<title>Le implicazioni economiche degli Open Data in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 14:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Raimondo Iemma, research fellow del NEXA Center for Internet and Society del Politecnico di Torino a cura di Michele Barbera e Francesca Di Donato di LinkedOpenData.it.</p>
<p lang="it-IT">Raimondo, il fenomeno Open Data è ormai esploso anche in Italia, tutti ne parlano e cominciano ad essere pubblicati sempre più datasets. Tuttavia, l&#8217;impressione è che il tema <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/implicazioni-economiche-open-data">Le implicazioni economiche degli Open Data in Italia</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a <a href="http://nexa.polito.it/staff">Raimondo Iemma</a>, research fellow del <a href="http://nexa.polito.it/">NEXA Center for Internet and Society</a> del Politecnico di Torino a cura di <a href="http://www.linkedin.com/in/michelebarbera">Michele Barbera</a> e <a href="http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/didonato">Francesca Di Donato</a> di LinkedOpenData.it.</p>
<p lang="it-IT"><em><strong>Raimondo, il fenomeno Open Data è ormai esploso anche in Italia, tutti ne parlano e cominciano ad essere pubblicati sempre più datasets. Tuttavia, l&#8217;impressione è che il tema dominante sia ancora quello della trasparenza dell&#8217;azione amministrativa a scapito dell&#8217;attenzione sul potenziale economico. Sembra  mancare una reale consapevolezza di quali possano essere le implicazioni economiche del paradigma Open Data. Qual è il tuo punto di vista sull&#8217;argomento?</strong></em></p>
<p lang="it-IT">L’analisi delle <strong>implicazioni economiche</strong> del paradigma Open Data applicato al patrimonio informativo del settore pubblico (o ‘PSI’, da <em>Public Sector Information</em>) comincia a basarsi su qualche riferimento empirico.</p>
<p lang="it-IT">Secondo l’analisi a cura della Commissione europea (c.d. <a href="http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/opendata2012/reports/Vickery.docx">rapporto Vickery</a>), il valore di mercato del riuso dell’informazione del settore pubblico è stimato intorno ai 140 miliardi di euro all’anno nell’Unione. Il rapporto <a href="http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/opendata2012/reports/Deloitte/models.pdf">POPSIS</a> analizza l’impatto &#8211; prevalentemente positivo, in termini di crescita della domanda &#8211; sui mercati della riduzione delle tariffe applicate dalle pubbliche amministrazioni per il rilascio dei dati, scoprendo anche che il 9% delle <a href="http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/opendata2012/reports/Deloitte/apps_market.pdf">applicazioni</a> basate (almeno parzialmente) su PSI raggiungono 1 milione di download nell&#8217;Android Market. In un <a href="http://www.hks.harvard.edu/presspol/publications/papers/discussion_papers/d70_kundra.pdf">recente paper</a> in merito al potenziale di innovazione dei dati aperti, Vivek Kundra auspica, tra le altre cose, che i venture capitalist si convincano a investire in giovani imprese che lavorano con i dati delle pubbliche amministrazioni.</p>
<p lang="it-IT">Il tutto pare in linea con lo spirito della <a href="http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/rules/eu/index_en.htm">Direttiva europea sul tema</a>, che si pone l’obiettivo di agevolare la “<em>creazione di prodotti e servizi a contenuto informativo, basati su documenti del settore pubblico, estesi all&#8217;intera Comunità, nel promuovere un effettivo uso, oltre i confini nazionali, dei documenti del settore pubblico da parte delle imprese private, al fine di ricavarne prodotti e servizi a contenuto informativo a valore aggiunto e nel limitare le distorsioni della concorrenza sul mercato comunitario</em>” (Considerando #25).</p>
<p lang="it-IT"><em><strong>Guardando all’Italia, possiamo affermare che ciò stia effettivamente accadendo?</strong></em></p>
<p>Da un lato, è crescente il numero di <strong>amministrazioni locali</strong> che hanno attivato &#8211; o stanno attivando &#8211; processi virtuosi in questo senso. A ormai noti e “pionieristici” esempi come quello del <a href="http://dati.piemonte.it/">Piemonte</a>, se ne affiancano di più recenti: gli esempi spaziano da <a href="http://www.comune.torino.it/aperto/">Torino</a> a <a href="http://opendata.comune.fi.it/">Firenze</a> alla <a href="https://dati.lombardia.it/">Regione Lombardia</a>. Senza contare il <a href="http://www.territorio.provincia.tn.it/">geoportale semantico della Provincia di Trento</a> e il portale <em>Linked</em> Open Data della <a href="http://dati.camera.it/it/">Camera dei Deputati</a><a href="http://dati.camera.it/it/">,</a> che attualmente rappresentano, a livello tecnologico, i punti più avanzati. Per una esplorazione più sistematica, è possibile consultare la ricognizione compiuta da Formez in merito allo <a href="http://www.dati.gov.it/content/infografica">stato dell’open data in Italia</a> e la <a href="http://www.innovatoripa.it/posts/2012/03/2444/mappa-delle-leggi-regionali-materia-di-open-data">mappa delle leggi regionali in materia</a>.</p>
<p lang="it-IT">Queste esperienze Open Data hanno un valore notevole, in quanto:</p>
<ul>
<li>
<p lang="it-IT">consentono di “ingegnerizzare” i processi di apertura dei dati 	(e, nel lungo periodo, anche quelli di raccolta o creazione);</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT">ponendo basi normative, tecnologiche e operative, abilitano sviluppi 	futuri;</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT">fungono da esempio per altri, entro un modello di competizione 	virtuosa;</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT">attivano comunità di esperti, anche esterni alle PA, la cui azione 	di supporto e stimolo sono fondamentali, anche in ottica di “civic 	hacking”.</p>
</li>
</ul>
<p lang="it-IT">Tuttavia, il volume di informazione del settore pubblico attualmente non rilasciata, o comunque non rilasciata come Open Data, rimane consistente. In molti casi, si tratta di dati <strong>a grande potenziale economico</strong>, sia per il loro contenuto intrinseco, sia per la loro ampiezza e varietà. Per citare un esempio, i dati raccolti e gestiti da Infocamere (il <a href="http://www.registroimprese.it/dama/comc/navcom">Registro Imprese</a>) o dall’<a href="http://www.agenziaterritorio.it/">Agenzia del Territorio</a> alimentano un mercato di riutilizzo &#8211; dai “distributori” di dati agli studi professionali e di consulenza &#8211; tanto florido (dell’ordine del <strong>miliardo di euro all’anno</strong>) quanto concentrato, con forti barriere all’ingresso. Di certo, le politiche di rilascio dei dati praticate da questi enti si pongono (almeno) l’obiettivo della sostenibilità finanziaria e della continuità del servizio. Tuttavia, un ampio potenziale di riutilizzo rimane inesplorato, in quanto le basi di dati, nella loro interezza e con tutti i loro aggiornamenti, sono disponibili a un numero selezionato di operatori, spesso in virtù di accordi specifici. Così non accade, ad esempio, per i <a href="http://speakerdeck.com/u/epsiplatform/p/track-d-amalia-velasco-spain?slide=46">dati catastali in Spagna</a>, che vengono rilasciati gratuitamente e liberamente a tutti, naturalmente grazie a un investimento pubblico che sostiene i costi di tale scelta. Un modello che consente anche di migliorare e correggere i dataset grazie al contributo dei riutilizzatori.</p>
<p lang="it-IT">Situazioni analoghe si riscontrano ad altri livelli amministrativi. Basti notare che, delle 12 aziende di trasporto locale che hanno fornito i propri dati a Google per il servizio <a href="http://www.google.com/intl/it/landing/transit/text.html#eu">Google Transit</a>(non certo un male, di per sé), solo una &#8211; il Gruppo Torinese Trasporti &#8211; ha fatto i primi passi per aprire gli stessi dati a tutti <a href="http://biennaledemocrazia.it/dataset/">rendendoli pubblici e riutilizzabili</a>.</p>
<p lang="it-IT"><em><strong>Insomma, l’impressione è che le PA stiano aprendo i loro cassetti, ma che i “forzieri” più ricchi siano ancora appannaggio di pochi.</strong></em></p>
<p lang="it-IT">E non per forza per motivi inconfessabili. In alcuni casi, gli organismi detentori dei dati possono estrarre loro stessi valore economico dai dati (mediante esclusive o comunque creando “artificialmente” una scarsità di accesso), sollevando le amministrazioni centrali dal dover finanziare per intero l’attività di gestione e rilascio dei dati svolta dagli enti alle loro dipendenze. In tempi di ristrettezze di bilancio, si tratta di un argomento particolarmente persuasivo. Oppure, ancora più semplicemente, non ci si pone il problema di dovere aprire a tutti, rilasciando i dati solo a chi li chiede (e, se ti chiami Google, le chance di ottenere risposta positiva crescono).</p>
<p lang="it-IT">Per le comunità di esperti che sostengono gli Open Data &#8211; e che si trovano molto spesso anche a svolgere la funzione di “evangelizzatori” presso le amministrazioni pubbliche rispetto all’apertura dei dati &#8211; <strong>avere questa consapevolezza può essere un’arma in più</strong>. Ricordando che:</p>
<ul>
<li>
<p lang="it-IT">a meno non vi sia un evidente interesse pubblico, 	gli accordi di esclusiva ribaltano i loro effetti negativi sugli 	utenti finali, costretti a rivolgersi a un ridotto numero di 	operatori per ottenere servizi a partire dai dati (non a caso, tali 	accordi sono normalmente inibiti dalla <a href="http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/directive/psi_directive_it.pdf">Direttiva PSI</a>);</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT">mettere a disposizione i propri dati a operatori come Google (per 	dirne uno) non dovrebbe impedire di pubblicare gli stessi dati a 	vantaggio della collettività (e di altri sviluppatori con buone 	idee). Anzi: l’argomento migliore per evitare che qualcuno pensi 	che risorse pubbliche siano state utilizzate per favorire un singolo 	operatore privato è proprio la messa a disposizione a tutti delle 	stesse risorse.</p>
</li>
</ul>
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		<title>Libro Bianco per il riutilizzo dell&#8217;informazione del settore pubblico</title>
		<link>http://www.linkedopendata.it/libro-bianco-per-il-riutilizzo-dellinformazione-del-settore-pubblico</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; disponibile per il download in versione beta il Libro Bianco per il riutilizzo dell&#8217;informazione del settore pubblico sul sito del progetto EVPSI. La versione pubblicata è aperta ad integrazioni e commenti fino al 15 <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/libro-bianco-per-il-riutilizzo-dellinformazione-del-settore-pubblico">Libro Bianco per il riutilizzo dell&#8217;informazione del settore pubblico</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; disponibile per il download in versione beta il <a href="http://www.evpsi.org/librobeta">Libro Bianco per il riutilizzo dell&#8217;informazione del settore pubblico</a> sul sito del progetto EVPSI. La versione pubblicata è aperta ad integrazioni e commenti fino al 15 giugno 2012.</p>
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		<title>Welcome dati.camera.it</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>christian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Events]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Siamo davvero contenti che, dal 20 dicembre, ci sia dati.camera.it, il portale con cui il parlamento italiano &#8220;libera&#8221; i suoi primi dati in formato aperto e interoperabile; e speriamo che l&#8217;iniziativa sia solo il primo passo verso una presa di coscienza rispetto all&#8217;importanza di rendere i dati non solo pubblici ma soprattutto usabili.</p>
<p>Si tratta di un <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/welcome-dati-camera-it">Welcome dati.camera.it</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo davvero contenti che, dal 20 dicembre, ci sia<a title="dati.camera.it" href="http://dati.camera.it" target="_blank"> dati.camera.it</a>, il portale con cui il parlamento italiano &#8220;libera&#8221; i suoi primi dati in formato aperto e interoperabile; e speriamo che l&#8217;iniziativa sia solo il primo passo verso una presa di coscienza rispetto all&#8217;importanza di rendere i dati non solo pubblici ma soprattutto usabili.</p>
<p>Si tratta di un autorevole esempio di open data istituzionale che espone informazioni storiche della camera e del senato dal Regno ad oggi. Una mole di dati considerevole che collega persone, legislature, leggi, atti e organi parlamentari. Il tutto aderendo a standard W3C e Linked Data best practices e costruendo un portale ricco e interessante da navigare. Oltre ai dump RDF e allo SPARQL endpoint di ordinanza, infatti, alcune apps e una demo basata su uno strumento open-source (<a href="http://code.google.com/p/elda/" target="_blank">http://code.google.com/p/elda/</a>) mostrano alcune visualizzazioni sui dati pubblicati: se usato, il portale si rivelerà senz&#8217;altro un eccezionale strumento perfare ricerche tra politici, proposte di legge e gruppi parlamentari.</p>
<p>Gli stessi dati fanno da motore al portale <a href="http://storia.camera.it" target="_blank">storia.camera.it</a>: qui i dati sono navigabili in tanti modi diversi e facendo largo uso di faceted browsing ma anche di un&#8217;interfaccia ben fatta.<br />
Se viene subito e in mente una sovrapposizione con <a href="http://www.openparlamento.it " target="_blank">openparlamento.it</a>, che tutti conosciamo, sarebbe interessante vedere in un prossimo futuro una qualche integrazione tra questi dati ufficiali del parlamento e quelli &#8220;crowdsourced&#8221;  (e più &#8220;freschi&#8221;) dell&#8217;associazione romana. Che in alcuni casi sono più ricchi, comprendendo votazioni, statistiche e &#8220;indici di produtticità&#8221; dei parlamentari.</p>
<p>Ovviamente la tentazione di giochicchiare immediatamente con i dati è stata forte. Ed abbiamo subito ceduto. Un gran bel lavoro dal punto di vista del modello dati, che è chiaro e riusa dove possibile ontologie esistenti, come DC e FOAF. E se i dati non sono linkati ad altri dataset LOD, raramente i nostri deputati &#8220;esistono&#8221; in Freebase o DBPedia.</p>
<p>Abbiamo messo alla prova l&#8217;endpoint montato su OpenLink Virtuoso con alcune query per estrarre semplici serie statistiche, ad esempio <a href="http://dati.camera.it/sparql?default-graph-uri=&amp;query=SELECT+%3Flegislatura+%3Fdate+count%28distinct+%3Flegge%29+as+%3Fnumero_leggi%0D%0AWHERE+%7B%0D%0A%09%3Flegge+rdf%3Atype+%3Chttp%3A%2F%2Fdati.camera.it%2Focd%2Flegge%3E.%0D%0A%09%3Flegge+%3Chttp%3A%2F%2Fdati.camera.it%2Focd%2Frif_leg%3E+%3Flegislatura+.%0D%0A++++++++OPTIONAL+%7B%3Flegislatura+%3Chttp%3A%2F%2Fpurl.org%2Fdc%2Felements%2F1.1%2Fdate%3E+%3Fdate+.%7D%0D%0A++++++++%0D%0A%7D&amp;format=text%2Fhtml&amp;timeout=0&amp;debug=on">confrontare il numero di leggi promulgate dalle varie legislature e la loro durata</a>, e la stessa cosa può essere fatta per quantificare gli atti parlamentari, le sedute e le discussioni.</p>
<p>Prima di concludere, qualche osservazione:</p>
<p>- Tanto per trovare il pelo nell&#8217;uovo <img src='http://www.linkedopendata.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  (ma crediamo possa essere una utile segnalazione per coloro che i dati li hanno pubblicati), abbiamo notato la presenza di alcune risorse &#8220;rotte&#8221; (o così ci sembra).<br />
Ad esempio, questa</p>
<p><a href="http://dati.camera.it/ocd/legislatura.rdf/repubblica_2" target="_blank">http://dati.camera.it/ocd/legislatura.rdf/repubblica_2</a></p>
<p>non ha &#8220;tipo&#8221;, come si evince dalla query &#8220;SELECT ?x WHERE {  rdf:type ?x. }, e pare essere concettualmente identica a <a href="http://dati.camera.it/ocd/legislatura.rdf/repubblica_02" target="_blank">http://dati.camera.it/ocd/legislatura.rdf/repubblica_02</a> , che ha una rappresentazione più completa e molti più atti parlamentari collegati.</p>
<p>- Peccato inoltre che le durate di governi e legislature siano in questo formato &#8220;20060428-20080428&#8243;. Meglio sarebbe stato avere una descrizione più strutturata del periodi temporali, per poter lanciare query più precise.</p>
<p>- I dati non sono linkati a dataset esistenti. Ma &#8220;indiscrezioni&#8221; sembrano indicare che i lavori in questa direzione sono già &#8220;in progress&#8221;, con l&#8217;intento di collegare persone e luoghi a DBPedia e Geonames. Ci sentiamo di suggerire anche Freebase come &#8220;target&#8221;, visto che i dati sono considerevolmente più consistenti e riutilizzabili e che il roconciliation service di Freebase può essere un ottimo strumento per automatizzare la procedura di linking.</p>
<p>Siamo sicuri che in questo momento molti in Italia stanno già arrovellandosi per riusare questi dati in modo creativo e utile.</p>
<p>Beh &#8230; avvertiteci in caso <img src='http://www.linkedopendata.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>L&#8217;economia degli Open Data. Un mini caso di studio: i dati sul trasporto pubblico.</title>
		<link>http://www.linkedopendata.it/leconomia-degli-open-data-un-mini-caso-di-studio-i-dati-sul-trasporto-pubblico</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 11:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.linkedopendata.it/?p=880</guid>
		<description><![CDATA[<p>Questo articolo di David Eaves, è stato tradotto, con il permesso dell&#8217;autore, da Michele Barbera per il blog dell&#8217;associazione Linked Open Data Italia. La versione originale è disponibile sul blog di David Eaves.</p>
<p>TransLink, la società che gestisce il trasporto pubblico nella regione in cui vivo (Vancouver / Lower Mainland), ha recentemente lanciato un&#8217;applicazione di tracciamento degli <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/leconomia-degli-open-data-un-mini-caso-di-studio-i-dati-sul-trasporto-pubblico">L&#8217;economia degli Open Data. Un mini caso di studio: i dati sul trasporto pubblico.</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo di <a href="http://www.twitter.com/daeaves">David Eaves</a>, è stato tradotto, con il permesso dell&#8217;autore, da <a href="http://www.twitter.com/barbz79it">Michele Barbera</a> per il blog dell&#8217;associazione <a href="http://www.linkedopendata.it">Linked Open Data Italia</a>. La <a href="http://eaves.ca/2011/09/07/the-economics-of-open-data-mini-case-transit-data-translink/">versione originale</a> è disponibile sul <a href="http://eaves.ca/">blog di David Eaves</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.translink.ca/">TransLink</a>, la società che gestisce il trasporto pubblico nella regione in cui vivo (Vancouver / Lower Mainland), ha recentemente lanciato un&#8217;<a href="http://www.bclocalnews.com/greater_vancouver/burnabynewsleader/news/117180898.html">applicazione di tracciamento degli autobus in tempo reale</a>, che utilizza dati GPS per comunicare quanto sia distante l&#8217;autobus che stiamo aspettando. Questa è un&#8217;ottima notizia per tutti</p>
<p>Naturalmente per coloro che sono interessati all&#8217;innovazione nei governi e alle politiche pubbliche, sorge un&#8217;altra domanda. I dati GPS sono o meno aperti (Open Data)?</p>
<p>Attualmente TransLink rende disponibile l&#8217;orario dei trasporti con licenza aperta non-commerciale (potete <a href="http://www.translink.ca/en/Schedules-and-Maps/Developer-Resources/GTFS-Data.aspx">scaricarlo da qui</a>). Immagino che alcuni dirigenti di Translink si stiano chiedendo “perché, in questo momento di crisi economica, dovremmo rendere i nostri dati liberamente disponibili?”<br />
La risposta è che TransLink dovrebbe rendere aperti i propri dati, inclusi quelli GPS in tempo reale, con una licenza che ne permetta il riuso sia commerciale, sia non commerciale. Non perchè questa sia la cosa socialmente giusta da fare, ma perche <strong>è la scelta più sensata per Translink dal punto di vista economico</strong>.</p>
<p>Mi spiego meglio.</p>
<p>In primo luogo, non è facile identificare modelli di business con cui Translink possa generare ricavi direttamente dai dati. Consideriamo due possibili modelli: il primo riguarda la vendita diretta di un&#8217;applicazione trasporti (o di pubblicità all&#8217;interno della stessa); il secondo riguarda la vendita di un servizio di “prossimo autobus” ad aziende che ritengono che questo tipo di informazione possa essere utile per i propri clienti o dipendenti (per esempio bar e esercizi commerciali).</p>
<p>Translink ha già abbandonato l&#8217;idea di sviluppare applicazioni sui trasporti in favore dello sviluppo di un sito web per dispositivi mobili (&lt;<a href="http://m.translink.ca">m.translink.ca</a>&gt;) &#8211; ma anche se vendesse applicazioni per 1$ a download i ricavi sarebbero ridicoli. Stimando, per eccesso, una base di 100.000 utenti, Translink potrebbe ricavare circa 85.000 dollari (tenendo conto delle royalty trattenute da Apple per l&#8217;iPhone e assumendo che non vi sia alcuna royalty per Android). Si noti che non si tratta di un flusso di ricavi annuali, ma di un ricavo una tantum. Forse potremmo stimare che 10-20.000 persone scarichino la app ogni anno perché hanno aggiornato il proprio telefono o perché arrivano a Vancouver per la prima volta. In questo caso i ricavi annuali ammonterebbero a 15.000 dollari. Nell&#8217;arco di 5 anni, Translink genererebbe un ricavo di circa 145.000 dollari. Non male, ma niente di eccezionale.</p>
<p>Al contrario, la gratuità incoraggerebbe l&#8217;utilizzo dell&#8217;applicazione. Dobbiamo considerare anche un costo opportunità: potrebbe accadere che una migliore disponibilità di informazioni sui trasporti induca alcune persone a scegliere il trasporto pubblico anziché andare a piedi, in taxi o usare l&#8217;auto. Lo scorso anno Translink ha gestito 211,3 milioni di viaggi. Assumiamo che la maggiore accessibilità dei dati generi un incremento dei viaggi dello 0,1%. Si tratta di un incremento infinitesimale, che però si traduce in 211.300 viaggi in più. Assumendo che ogni viaggiatore paghi un biglietto di $2.50, si genererebbe un ricavo addizionale di $528.250 dollari.</p>
<p>Se estendiamo l&#8217;analisi su 5 anni, come nel caso precedente, si ottiene un maggior ricavo totale di 2,46 milioni di dollari. Molto meglio dei 145.000 dollari dello scenario precedente! Questo scenario si limita ai benefici economici per l&#8217;azienda e non tiene conto della minor congestione delle strade, della riduzione dello smog e di una migliore impronta energetica.</p>
<p>Se applichiamo il modello alla distribuzione dei dati grezzi, si ottengono gli stessi risultati. La UBC sarà disposta a pagare per avere dati Translink in tempo reale sui terminali degli edifici dei collettivi studenteschi? Ne dubito. I bar e caffè posizionati in zone strategiche della città sarebbero disposti a pagare? Forse. Ovviamente i consumatori di dati dovrebbero comunque pagare per avere insegne elettroniche, ma aggiungervi ulteriori costi annuali di licenza potrebbe scoraggiare molti di essi ad offrire un simile servizio. Tenendo conto di tutti i costi connessi alla gestione delle insegne, i costi legali, la gestione dei contratti e i costi di vendita, è difficile immaginare che Translink possa guadagnare di più di quanto non possa fare incoraggiando altri a installare insegne che generino più clienti per il proprio core business: spostare persone dal punto A al punto B.<br />
Tanto per avere un&#8217;idea dei numeri, supponiamo che la gratuità dei dati spinga gli esercizi commerciali che non sarebbero stati disposti a pagare una licenza a installare delle insegne “il prossimo autobus” e che questo induca anche solo 1000 persone a fare 40 viaggi in più ogni anno. Questo genererebbe per Translink un incremento di ricavi di 100.000 dollari all&#8217;anno senza dover sostenere alcun costo. Altri potrebbero installare e mantenere le insegne e Translink non sarebbe costretta a gestire alcun contratto, licenza o struttura vendita.</p>
<p>Da un punto di vista economico è impossibile immaginare uno scenario in cui a Translink non convenga permettere il riuso anche commerciale dei propri dati. La mia opinione è che Translink non dovrebbe concentrarsi nel generare qualche dollaro in più offrendo licenze d&#8217;uso a pagamento dei propri dati, ma piuttosto concentrarsi nello spostare il vantaggio competitivo dall&#8217;accesso all&#8217;accessibilità.</p>
<p>Essere il monopolista dei dati sul trasporto non genera benefici per Translink e fa si che meno persone vedano e utilizzino i dati. Al contrario, liberare i dati fa si che l&#8217;accesso agli stessi non sia più un vantaggio competitivo. Nel momento in cui chiunque (Translink, Google, sviluppatori indipendenti, ecc.) è in grado di accedere ai dati, la competizione si sposta dall&#8217;accesso all&#8217;accessibilità. I consumatori smettono di rivolgersi a chi detiene i dati e si rivolgono a coloro i quali li rendono più facilmente utilizzabili.</p>
<p>Per esempio Translink ha previsto che nel 2011 effettuerà un numero record di viaggi. Una parte di me si domanda quanta parte di questi siano derivati dall&#8217;aver reso accessibili i dati su Google Maps. La verità è che per pianificare viaggi con i trasporti pubblici, Google Maps è molto più facile da usare del sito di Translink. E questa è un&#8217;ottima cosa per Translink! Proviamo a immaginarci cosa succederebbe se una moltitudine di aziende condividessero i dati di Translink: dai caffè Starbucks e Blenz, ai college e le università, fino ai grandi edifici pubblici cittadini. Il vero crimine è che oggi Translink concede a Google un monopolio de facto. Gli sviluppatori indipendenti o le piccole aziende del territorio che pagano le tasse possono utilizzare i dati per usi commerciali? Stando alla licenza, sono tagliati fuori. Translink, dovrebbe desiderare un ecosistema in cui ognuno possa competere sull&#8217;accessibilità. Da cui trarrebbe comunque vantaggio incrementando vendite e ricavi.</p>
<p>Ma facciamo un ulteriore passo avanti. Se Translink aprisse i sui dati anche per uso commerciale, ci sarebbero altri vantaggi.</p>
<h3>Approvvigionamento</h3>
<p>Alcuni lettori obietteranno che esistono già delle fermate di Vancouver che mostrano dati sui “prossimi autobus” (per esempio quanti minuti mancano al prossimo autobus). Se Translink rendesse disponibili i propri dati attraverso un API (ndt: Application Public Interface) potrebbe alterare i processi di approvvigionamento per l&#8217;acquisto e la manutenzione delle insegne. Qualsiasi attore sul mercato potrebbe sapere come sono strutturati i dati e quindi gestire la manutenzione delle insegne oppure sperimentare processi innovativi e più economici per produrle.<br />
Un effetto simile si genererebbe sui bandi di gara per il sito di Translink. Lasciando i dati liberamente disponibili Translink potrebbe semplicemente chiedere agli sviluppatori quale ritengono sia il modo migliore di visualizzare i dati. Un numero maggiore di aziende potrebbe decidere di partecipare ai bandi, incrementando la probabilità di generare innovazione e di diminuendo i costi.</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Rendere disponibili i dati GPS potrebbe avere un altro effetto positivo. Aziende locali potrebbero utilizzarli per calcolare i flussi di traffico e predire gli ingorghi. Potrebbero queste aziende essere disponibili a pagare per ottenere i dati? Forse, ma probabilmente non abbastanza per giustificare i maggiori costi di vendita e le spese legali. Anche Translink beneficerebbe di tali analisi, potendole utilizzare per aggiustare i propri orari e per avvertire in anticipo i guidatori di autobus di eventuali problemi. Naturalmente l&#8217;intera cittadinanza ne beneficerebbe, poiché automobilisti meglio informati potrebbero modificare i propri comportamenti (scegliendo magari anche di non utilizzare l&#8217;auto), riducendo la congestione, lo smog, l&#8217;impronta energetica, ecc.</p>
<p>Le opportunità di analisi di dati GPS sono potenzialmente illimitate. Blogger e studenti universitari possono fare molto. E&#8217; lecito immaginare che sia possibile correlare dati sul trasporto pubblico con molti altri tipi di dati (crimine, meteo, orari degli spostamenti dei pendolari) ottenendo informazioni utili a Translink per la pianificazione dei trasporti. Non c&#8217;è alcuna possibilità che Translink disponga delle risorse necessarie per fare tutte le analisi possibili, quindi lasciarle fare ad altri può soltanto essere una buona idea.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Se siete un&#8217;azienda di trasporti simile a Translink (o un&#8217;autorità dei trasporti), in qualunque parte del mondo, questo articolo è per voi! Questi sono i passi che vi suggerisco di compiere:</p>
<div id="_mcePaste">
<ol style="color: #555; font-size: 14px; line-height: 25px;">
<li>Aggiungete i dati GPS al vostro portale Open Data.</li>
<li>Modificate le licenze. Abbandonate le restrizioni all&#8217;uso commerciale. Fanno più male al vostro business di quanto pensiate e sono anti-competitive (perché Google può usare i dati per un&#8217;applicazione commerciale mentre gli sviluppatori locali non possono?). Vi suggerisco di adottare la BC Open Government License o la PDDL (ndt: in Europa esistono licenze analoghe come la CC0 o la ODBL).</li>
<li>Aggiungete un feed RSS ai vostri dati GTFS. Come Google, anche noi saremmo contenti di sapere quando aggiornare i dati. Dato che noi viviamo qui e siamo anche noi utenti, sarebbe opportuno estendere lo stesso servizio che date a Google anche a noi.</li>
<li>Potreste infine organizzare un “Transit Data Camp” per invitare sviluppatori e imprenditori locali a incontrare il vostro staff e incoraggiarli ad utilizzare i vostri dati.</li>
</ol>
</div>
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		<title>Widget spese camera e senato</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 15:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Puoi inserire i widget nel tuo blog o sito web copiando e incollando il codice html. <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/widget-spese-camera-e-senato">Widget spese camera e senato</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puoi inserire i widget nel tuo blog o sito web copiando e incollando il codice html.</p>
<h2>Spese senato della repubblica 2010</h2>
<p><strong>Vedi: <a href="http://www.linkedopendata.it/datasets/los">http://www.linkedopendata.it/datasets/los</a></strong><br />
<textarea rows="3" cols="80">&lt;object id=&#8221;graph1&#8243; title=&#8221;loading data, please wait&#8230;&#8221; width=&#8221;620px&#8221; height=&#8221;690px&#8221; style=&#8221;border: 1px solid red;&#8221; type=&#8221;text/html&#8221; data=&#8221;http://linkedopendata.it:8080/chartsenato-embed/charts.html&#8221;&gt;&lt;/object&gt;<br />
</textarea><br />
<object id="graph1" standby="loading data, please wait..." title="loading data, please wait..." width="620px" height="690px" style="border: 1px solid red;" type="text/html" data="http://linkedopendata.it:8080/chartsenato-embed/charts.html"></object></p>
<h2>Spese camera dei deputati 2010</h2>
<p><strong>Vedi: <a href="http://www.linkedopendata.it/datasets/loc">http://www.linkedopendata.it/datasets/loc</a></strong><br />
<textarea rows="3" cols="80">	&lt;object id=&#8221;graph1&#8243; title=&#8221;loading data, please wait&#8230;&#8221; width=&#8221;620px&#8221; height=&#8221;690px&#8221; style=&#8221;border: 1px solid red;&#8221;<br />
	    type=&#8221;text/html&#8221; data=&#8221;http://linkedopendata.it:8080/chartcamera-embed/charts.html&#8221;&gt;&lt;/object&gt;<br />
</textarea><br />
<object id="graph3" title="loading data, please wait..." width="620px" height="690px" style="border: 1px solid red;" type="text/html" data="http://linkedopendata.it:8080/chartcamera-embed/charts.html"></object></p>
<h2>Aggiornamento Spese camera dei deputati 2010</h2>
<p><strong>Vedi: <a href="http://www.linkedopendata.it/datasets/loc2">http://www.linkedopendata.it/datasets/loc2</a></strong><br />
<textarea rows="3" cols="80">	&lt;object id=&#8221;graph1&#8243; title=&#8221;loading data, please wait&#8230;&#8221; width=&#8221;620px&#8221; height=&#8221;690px&#8221; style=&#8221;border: 1px solid red;&#8221;<br />
	    type=&#8221;text/html&#8221; data=&#8221;http://linkedopendata.it:8080/chartcamera-embed/charts.html&#8221;&gt;&lt;/object&gt;<br />
</textarea><br />
<object id="graph3" title="loading data, please wait..." width="620px" height="690px" style="border: 1px solid red;" type="text/html" data="http://linkedopendata.it:8080/chartcamera-embed/charts.html"></object></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Schema.org e le responsabilità dei monopolisti</title>
		<link>http://www.linkedopendata.it/schema-org-e-le-responsabilita-dei-monopolisti</link>
		<comments>http://www.linkedopendata.it/schema-org-e-le-responsabilita-dei-monopolisti#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 15:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo post su schema.org discuterò gli incentivi economici che influiscono sul modo in cui i motori di ricerca usano i metadati strutturati presenti sul web. Analizzerò come le funzionalità e le scelte tecniche proposte da schema.org possano creare dei problemi nel lungo periodo e parlerò del ruolo che gli standard aperti possono avere nell'evitare alle aziende responsabili di cadere nelle trappole del monopolio. <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/schema-org-e-le-responsabilita-dei-monopolisti">Schema.org e le responsabilità dei monopolisti</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tradotto dall&#8217;</em><a href="http://www.jenitennison.com/blog/node/157"><em>originale in inglese</em></a><em> di </em><em><a href="http://www.jenitennison.com/">Jeni Tennison</a> (</em><em><a href="http://twitter.com/#!/JeniT">@jeniT</a>)</em><em> da Michele Barbera (</em><em><a href="http://twitter.com/#!/barbz79it">@barbz79it</a>)</em><em> per Linkedopendata.it, revisione a cura di Francesca Di Donato (</em><em><a href="http://twitter.com/#!/ederinita">@ederinita</a>)</em><em>.</em></p>
<p>In questo post su <a href="http://schema.org/">schema.org</a> discuterò gli incentivi economici che influiscono sul modo in cui i motori di ricerca usano i metadati strutturati presenti sul web. Analizzerò come le funzionalità e le scelte tecniche proposte da schema.org possano creare dei problemi nel lungo periodo e parlerò del ruolo  che gli standard aperti possono avere nell&#8217;evitare alle aziende responsabili di cadere nelle trappole del monopolio.</p>
<p>Due cose prima di entrare nel vivo della questione. La prima è il tipico avvertimento in cui preciso che queste sono mie personali opinioni. La seconda è che vi consiglio di leggere l&#8217;articolo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rufus_Pollock">Rufus Pollock</a> &#8220;<a href="http://rufuspollock.org/economics/papers/search_engines.pdf">Is Google the Next Microsoft? Competition, Welfare and Regulation in Internet Search</a>&#8220;, in cui Pollock dimostra che il settore dei motori di ricerca tende naturalmente verso il monopolio a causa della particolare struttura di incentivi propria del settore. Pollock dimostra anche che tali monopoli tenderanno a essere sub-ottimali in termini di benefici pubblici. In altre parole, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/jun/02/google-claws-web-dominance-challenged">se sei un monopolista nel campo dei motori di ricerca</a>, devi prendere provvedimenti per &#8220;non essere evil&#8221; (cfr &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don't_be_evil">to not be evil</a>&#8220;) poiché tutte le forze di mercato ti spingono in quella direzione.</p>
<p>E&#8217;  evidente che schema.org rappresenta una mossa significativa su diversi fronti del parte del monopolista attuale, Google, e malgrado io non pretenda di essere a conoscenza di alcuna informazione particolare, trovo divertente riflettere su come schema.org possa rientrare nella sua strategia generale, sulla misura in cui Google stia evitando le trappole del monopolio e su cosa questo possa significare per il Web nel suo insieme.</p>
<p>I motori di ricerca rispondono alle esigenze dei loro clienti: gli inserzionisti pubblicitari. Perchè allora sono interessati ai metadati strutturati? I metadati strutturati hanno almeno tre effetti positivi sui motori di ricerca:</p>
<ul>
<li>offrire informazione più ricca accresce l&#8217;utilità dei motori per gli utenti, questo attrae più utenti (più utenti =&gt; maggiore attenzione =&gt; più soldi dagli inserzionisti)</li>
<li>offrire  informazione più ricca trattiene gli utenti più a lungo sul sito, dato che i motori possono mostrare informazioni rilevanti direttamente piuttosto che forzare gli utenti ad andare a cercare questa informazione al di fuori (più tempo sul sito =&gt; maggiore attenzione dei singoli utenti =&gt; più soldi dagli inserzionisti)</li>
<li>analizzare i metadati sociali estratti dalle pagine web, come i <a href="http://schema.org/Person">social graphs</a> e gli interessi individuali, può aiutare la pubblicità mirata su particolari utenti (più pubblicità mirata =&gt; più pubblicità effettiva =&gt; più soldi dagli insersionisti)</li>
</ul>
<p>E&#8217; evidente che per i motori di ricerca i metadati strutturati presentano ampie potenzialità. Il problema dei motori consiste nello spingere gli utenti (<em>ndt: editori di siti web</em>) a pubblicare metadati strutturati assicurandosi che non mentano, che non rappresenti un lavoro eccessivo e che non facciano troppi errori, perché questo produce <a href="http://www.well.com/~doctorow/metacrap.htm">metaspazzatura</a>.</p>
<p>Quindi gli incentivi per i motori di ricerca spingono nella direzione di rendere più semplice possibile agli editori l&#8217;inserimento di metadati nelle pagine web. Nell&#8217;interesse dei motori c&#8217;è anche il fatto che l&#8217;informazione che estraggono sia il più possibile basata sul contenuto visibile della pagina, dato che questo riduce l&#8217;opportunità degli utenti di mentire (o di fare errori) immettendo un valore nei metadati e un valore diverso nei contenuti della pagina. Ed è anche nel loro interesse correggere gli errori fatti dagli editori.</p>
<p>La trappola consiste nel fatto che perseguire ciecamente questi interessi può far emergere comportamenti anti competitivi.</p>
<h3>Innalzare barriere all&#8217;entrata</h3>
<p>La <a href="http://schema.org/docs/datamodel.html">sezione Conformance della pagina Data Model</a> recita (enfasi mia):</p>
<blockquote><p>“Benché speriamo che tutto il markup che indicizzeremo sia conforme allo schema, nella pratica ci aspettiamo che una gran quantità di dati non lo siano. Ci aspettiamo che le proprietà di schema.org vengano utilizzate con nuovi tipi. Ci aspettiamo anche che spesso, al posto di un valore di proprietà di tipo Persona, Luogo, Organizzazione o qualche altra sottoclasse di Risorsa, troveremo un valore di tipo Stringa.<br />
<strong> Nello spirito di &#8220;un po&#8217; di semantica è meglio che niente&#8221;, accetteremo questo tipo di markup e faremo il nostro meglio per processarlo.</strong>”</p></blockquote>
<p>Schema.org contiene diversi esempi di proprietà il cui valore dovrebbe essere interpretato come istanza di un dato tipo come date, ore, numeri, durate e altre micro-sintassi specializzate come la proprietà <code>openingHours</code> degli oggetti <code><a href="http://schema.org/EventVenue">EventVenue</a></code> (<em>ndt: orari di apertura di un luogo dove si svolge un evento</em>) oppure la proprietà <code>interactionCount</code> di un oggetto <a href="http://schema.org/Article">Articolo</a> che (dagli esempi, ma non dalle specifiche) dovrebbe essere valorizzata con una sintassi simile a <code>"UserTweets:65".</code><br />
Tutto questo sembra abbastanza chiaro.</p>
<p>Tuttavia, osservando gli esempi con maggior attenzione, anche escludendo la possibilità di inserire una stringa quando lo schema prescrive un oggetto, sembra che ci sia una varietà di modi in cui è possibile esprimere il valore di una proprietà in schema.org. Ci sono esempi dove i <a href="http://schema.org/Offer">numeri contengono virgole o sono preceduti da simboli di valuta</a>. Le <a href="http://schema.org/Distance">distanze</a> sono numeri seguiti da un&#8217; &#8220;unità di misura&#8221; senza alcuna indicazione di quali siano le unità di misura accettabili. Il contenuto di grassi (<code><a href="http://schema.org/NutritionInformation">FatContent</a></code>) sembra seguire un qualche tipo di sintassi che contiene un numero e una misura ma anche altre parti testuali. Anche quando i valori devono aderire a una particolare microsintassi, ci sono esempi non-standard (come le <code>P</code> iniziali mancanti negli intervalli temporali).</p>
<p>In altre parole, non c&#8217;è documentazione su come i valori delle proprietà schema.org verranno interpretati dai motori di ricerca e traspare una chiara intenzione, da parte dei motori di ricerca, di essere permissivi nel decidere cosa accettare, come se si volesse permettere agli editori di essere pigri mentre i motori massimizzano la quantità di dati che sono in grado di interpretare. La mancanza di una specifica che descriva come i valori vengono interpretati, fa sì che il solo modo per gli editori, per i validatori e per gli sviluppatori di strumenti, di comprendere come effettivamente i motori interpretino i dati, sia quello di fare esperimenti, osservare cosa succede e cercare di individuare dei pattern che tendono ad essere processati nello stesso modo dai maggiori motori di ricerca. O più probabilmente di cercare di capire come si comporterà Google (perchè perdere tempo con tutti gli altri?).</p>
<p>Una cosa molto simile è già successa in passato, con l&#8217;HTML prima del <a href="http://www.whatwg.org/">WHATWG</a>. A quel tempo IE (<em>ndt: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_Explorer">Internet Explorer</a></em>), che dominava il mercato dei browser, tendeva ad essere lasco nel decidere cosa accettare e cosa rifiutare e non c&#8217;erano chiare specifiche che descrivessero i dettagli relativi delle procedure di gestione degli errori, che dovevano essere ricostruite, un bug alla volta, dai browser compatibili. Gli strumenti WHATWG erano costretti a fare un duro lavoro di reverse engineering per decodificare delle specifiche che offrissero un certo grado di consistenza e prevedibilità per gli editori e che rendessero possibile riprodurre i comportamenti dei browser esistenti agli sviluppatori di strumenti e ai nuovi entranti nel mercato dei browser (come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Google_Chrome">Google Chrome</a>). Questo lavoro ha pagato: negli ultimi anni <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Usage_share_of_web_browsers#Historical_usage_share">le quote di mercato dei browser si sono diversificate</a>, sopratutto grazie all&#8217;ingresso sul mercato di browser mobile, e a causa dell&#8217;erosione di quote di mercato da parte di Chrome nei confronti di IE.</p>
<p>Nel campo dei metadati strutturati, Google si trova in una posizione dominante. Nella pratica sarà difficile che Google riveli i sistemi grazie ai quali è capace di estrarre metadati significativi dalla enorme varietà di contenuti testuali presenti sul web: Google ha diversi brevetti che proteggono alcuni casi e in altri casi (specialmente quelli nei quali l&#8217;interpretazione dipende dall&#8217;analisi del suo vasto indice di pagine web, come nel caso della traduzione del linguaggio naturale) il sistema potrebbe semplicemente non essere replicabile da terze parti.</p>
<p>Nessuno di questi strumenti, tra l&#8217;altro, si gioverebbe dall&#8217;utilizzare una sintassi diversa per esprimere metadati all&#8217;interno delle pagine. L&#8217;unica risposta possibile è quindi: maggior chiarezza, più dettaglio e criteri di conformità più precisi nelle specifiche del vocabolario schema.org.</p>
<p>Senza tale specificità, ci ritroveremmo in un mondo nel quale Bing, Facebook e tutti gli altri motori sarebbero costretti a spendere molto tempo e ingenti risorse nel cercare di fare reverse engineering delle strategie di Google per estrarre gli stessi dati. In alcuni casi essi potrebbero anche introdurre alcuni utili dettagli di interpretazione, ma è poco probabile, dato che i loro sforzi saranno concentrati nel replicare Google. Questo costituirebbe una gigantesca barriera all&#8217;entrata (come se non fosse già abbastanza grande) per eventuali nuovi motori di ricerca. Più genericamente, la mancanza di dettagli nelle specifiche pone un freno all&#8217;innovazione in questo settore.</p>
<p>E ovviamente editori, autori e sviluppatori di strumenti non potrebbero fare altro che arrancare nell&#8217;inseguimento.</p>
<h3>Correggere la sintassi</h3>
<p>Malgrado sia Google sia Yahoo! abbiano già utilizzato in passato metadati descritti con <a href="http://microformats.org/">microformats</a> e <a href="http://www.w3.org/TR/xhtml-rdfa-primer/">RDFa</a> per fornire funzionalità simili, in schema.org essi tendono a deprecare il supporto a questi formati, sia utilizzando sempre microdata negli esempi, sia <a href="http://schema.org/docs/faq.html#11">dichiarando esplicitamente</a>:</p>
<blockquote><p>&#8220;Se hai già del markup e questo viene attualmente utilizzato da Google, Microsoft o Yahoo!,  il formato di markup continuerà ad essere supportato. Passare al nuovo formato di markup potrebbe essere utile in futuro perché avrai adottato un nuovo standard che è accettato da tutte e tre le aziende, ma non sei costretto a farlo.&#8221;</p></blockquote>
<p>Qualunque tecnologia essi scelgano, il fatto che siano i monopolisti dei motori di ricerca a fare questa scelta &#8211; e la conseguente ampia adozione su scala globale attraverso il SEO<em> (ndt: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ottimizzazione_(motori_di_ricerca)">Search Engine Optimization</a>, ottimizzazione delle pagine web per l&#8217;indicizzazione da parte dei motori di ricerca</em>) &#8211; crea una grande barriera al cambiamento della tecnologia. Anche se le specifiche tecnologiche dovessero cambiare, i cambiamenti verrebbero probabilmente ignorati nella pratica, poiché Google (e quindi anche gli altri motori) cerca di mantenere la retro-compatibilità con gli esempi e le istruzioni pubblicate su schema.org così come sono visibili oggi.</p>
<p>Particolarmente dannosa è la scelta di utilizzare microdata, che è una tecnologia relativamente recente che ha appena raggiunto lo status di Last Call Working Draft nel W3C. Nella mia esperienza, il passaggio a Last Call è di solito il primo momento in cui una comunità più ampia di quella dei gruppi di lavoro comincia a valutare seriamente una tecnologia. Per creare una tecnologia e specifiche migliori, i gruppi di lavoro devono poi essere in grado di operare cambiamenti sulla base di questa valutazione.</p>
<p>Il risultato ultimo è di nuovo la standardisation-by-implementation (<em>ndt: standardizzazione mediante implementazione</em>) che nel lungo periodo ha la conseguenza negativa di limitare la competizione (non tra le tecnologie, ma tra le aziende che utilizzano quelle tecnologie) e conduce verso una situazione in cui potremmo ritrovarci a utilizzare qualcosa che è sub-ottimale per qualsiasi scopo che sia al di fuori degli obiettivi del monopolista.</p>
<h3>Enti di standardizzazione</h3>
<p>Lo sviluppo di schema.org può apparire come un fatto marginale, di esclusivo interesse  di coloro che si occupano di SEO e metadati strutturati, ma in realtà è parte di un disegno più ampio che tocca anche gli effetti dirompenti che gli attori dominanti su internet possono scatenare.  E&#8217; praticamente <a href="http://gigaom.com/2010/02/26/the-myth-of-the-benign-monopoly/">impossibile per un monopolista non fare del male</a>, non perché cerchi attivamente di farlo, ma semplicemente perché è così grande e influente che i suoi comportamenti sono molto più significativi di quelli di qualsiasi altro.</p>
<p>Il tipo di effetti descritti in precedenza &#8211; quelli che portano a un risultato sub-ottimale per la società nel suo insieme – sono esattamente il motivo per cui esistono regole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antitrust">antitrust</a> che controllano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cartello">cartelli</a> e monopoli. Prima o poi, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/European_Union_Microsoft_competition_case">come è avvenuto con Microsoft</a>, la società esercita una forza regolativa? <a href="http://www.huffingtonpost.com/2011/05/24/sarkozy-eg8-governments-regulate-internet_n_866065.html">Ci sono già rumori di questa tempesta in arrivo</a>.</p>
<p>Per lo stesso motivo esistono enti di standardizzazione come il <a href="http://www.w3.org/">W3C</a> o l&#8217;<a href="http://www.ietf.org/">IETF</a>, che offrono <a href="http://www.w3.org/Consortium/Patent-Policy/">politiche brevettuali royalty-free</a> e <a href="http://www.w3.org/Consortium/Process/">processi ben definiti</a> per sviluppare standard e specifiche. Può sembrare noioso aderire a tali procedure, e le aziende possono pensare che sia vantaggioso formare delle piccole cricche per fare le cose in maniera più rapida, senza essere costrette a ottenere un consenso più ampio, ma in una prospettiva più vasta gli standard aperti sviluppati all&#8217;interno di enti di standardizzazione proteggono le aziende da azioni di antitrust. Le aziende possono far leva su standard royalty-free sviluppati attraverso un processo equo e ben definito come prova che il loro agire è benevolo, e che ne dimostri una più ampia visione di responsabilità verso la società considerata nell&#8217;insieme.</p>
<p>Come <a href="http://hansard.millbanksystems.com/commons/1947/nov/11/parliament-bill#column_207">avrebbe potuto dire Winston Churchill</a>:</p>
<p>In questo mondo di peccati e dolore sono state tentate molte strade per sviluppare standard, e altre ancora ne verranno tentate. Nessuno pretende che gli enti di standardizzazione siano perfetti o totalmente saggi, ed è stato detto che sviluppare standard all&#8217;interno degli enti sia il peggior modo possibile al di fuori di tutti gli altri modi che sono stati sperimentati.</p>
<p>Le obiezioni a schema.org <a href="http://hsivonen.iki.fi/schema-org-and-communities/">possono sembrare</a> quelle della volpe e l&#8217;uva (<em>ndt: L&#8217;espressione originale e&#8217; sour grapes: uva acerba. La frase deriva dalla favola di Esopo “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_volpe_e_l'uva">La volpe e l&#8217;uva</a>”, e si riferisce al fare finta di non provare interesse per qualcosa che non si ha o non si può avere</em>) perché non propongono l&#8217;uso di un particolare vocabolario o sintassi, ma guardano più in profondità e i problemi che schema.org solleva riguardano tutti le responsabilità dei monopoli e il ruolo degli open standard. Il parallelo con HTML, IE e microsoft fa impressione; sarà interessante vedere se le cose finiranno allo stesso modo.</p>
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		<title>Perchè linked?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 23:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L’incentivo a pubblicare dati strutturati sul Web sta, seppur lentamente, diventando sempre più chiaro. Meno evidente è forse l’incentivo a collegare (linking) i propri dati ad altri dati. Perché investire energie, tempo e denaro per produrre Open Data a 5 stelle? <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/24_05_11_perche_linked">Perchè linked?</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post di <a href="http://sw-app.org/mic.xhtml">Michael Hausenblas</a>, è stato tradotto e adattato, con il permesso dell&#8217;autore, da Michele Barbera per <a href="http://www.linkedopendata.it">Linkedopendata.it</a><br />
Il post originale è pubblicato al seguente indirizzo:<a href=" http://webofdata.wordpress.com/2011/05/22/why-we-link/"> http://webofdata.wordpress.com/2011/05/22/why-we-link/ </a></em></p>
<p>L&#8217;incentivo a pubblicare dati strutturati sul Web sta, seppur lentamente, diventando <a href="http://priyankmohan.blogspot.com/2009/12/online-retail-how-best-buy-is-using.html">sempre più chiaro</a>. Meno evidente è forse l&#8217;incentivo a collegare (linking) i propri dati ad altri dati. Perché investire energie, tempo e denaro per produrre<a href="http://lab.linkeddata.deri.ie/2010/star-scheme-by-example/"> Open Data a 5 stelle</a>?<br />
Malgrado il linking stia diventando una commodity (la piattaforma in corso di sviluppo nell&#8217;ambito del <a href="http://latc-project.eu/">progetto LATC</a> è un esempio di servizio cloud per il linking), le motivazioni che spingono i produttori di dati a collegarli con altri dataset possono non essere così ovvie. In questo post tenteremo di esplicitarne alcune.</p>
<p>Penso che sia importante analizzare l&#8217;incentivo a collegare i propri dati a quelli prodotti da terzi, da un punto di vista di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Data_integration">data integration</a>. In un contesto “tradizionale” di Open Data, siamo abituati a scaricare dei dataset da repository come<a href="http://www.infochimps.com/"> infochimps</a> o a trovarli su cataloghi come <a href="http://www.ckan.net/">CKAN</a> o su uno dei <a href="http://www.quora.com/Data/Where-can-I-get-large-datasets-open-to-the-public">tanti altri</a> repository o cataloghi di dataset. Infine li mettiamo nel nostro database (NoSQL) preferito e li usiamo nella nostra applicazione. Semplice no?</p>
<p>Supponiamo di voler usare un dataset sulle aziende, come ad esempio il <a href="https://www.bpn.gov/CCRSearch/Search.aspx">Central Contractor Registration (CCR)</a>. Le aziende descritte in quel dataset hanno di solito associato un indirizzo (Via, Civico, CAP, Città, Stato):</p>
<p><img class="aligncenter" title="CCR Screenshot" src="http://webofdata.files.wordpress.com/2011/05/ccr.png" alt="CCR Screenshot" width="600" height="395" /></p>
<p>Immaginiamo adesso di dover visualizzare un insieme di aziende su una mappa. Dobbiamo, in primo luogo, ottenere le coordinate geografiche della sede dell&#8217;azienda da un servizio di geolocalizzazione, come ad esempio quello offerto da <a href="http://www.geonames.org">Geonames</a>:</p>
<p><img class="aligncenter" title="Geonames search screenshot" src="http://webofdata.files.wordpress.com/2011/05/geonames.png" alt="Geonames search screenshot" width="600" height="177" /></p>
<p>Scommetto che la gran parte dei lettori sarebbe facilmente in grado di automatizzare la procedura. Sarebbe forse necessario un po&#8217; di lavoro manuale, ma non troppo. Quindi va tutto bene, giusto?</p>
<p><strong>Non proprio.</strong></p>
<p>Un altro sviluppatore che voglia usare gli stessi dati sulle aziende e visualizzarli su una mappa dovrebbe rifare esattamente lo stesso lavoro: capire quale servizio di geolocalizzazione utilizzare, scrivere un po&#8217; di codice, importare i dati e così via&#8230;</p>
<p>Non sarebbe piu intelligente, dal punto di vista del riuso, se il produttore originario dei dati (il CCR nel nostro esempio) desse un&#8217;occhiata ai propri dati e identificasse quali entità sono descritte nel dataset (le aziende) collegandole direttamente alla loro posizione geografica?</p>
<p>Questo è, in sostanza, quello che Tim dice riguardo al pubblicare Open Data a 5 stelle:</p>
<p>“Contestualizza i tuoi dati collegandoli a quelli di altri”</p>
<p>In breve: se pubblicate dei dati, riflettete su come contestualizzarli – collegateli ad altri dati presenti sul Web e li renderete piu&#8217; utili e facilmente utilizzabili e, nel lungo periodo, molto piu&#8217; usati.</p>
<p><em>P.s: Il titolo originario di questo post era “As we may link”, <a href="http://www.w3.org/History/1945/vbush/">in omaggio</a> a Vannevar Bush, ma poi ho pensato che fosse un po&#8217; presuntuoso <img src='http://www.linkedopendata.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
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		<title>Premio Torino Open Data</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 17:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.linkedopendata.it/?p=612</guid>
		<description><![CDATA[<p>Ieri, domenica 17 aprile 2011, Michele Barbera, a nome dell&#8217;associazione Linked Open Data Italia, ha ritirato il premio per il terzo posto al concorso Torino Open Data di Biennale Democrazia 2011, per il concept dell&#8217;applicazione &#8220;Muovi Torino&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Ringraziamo gli organizzatori per la bellissima manifestazione, nella quale sono state presentate molte interessanti idee di utilizzo di Open Data <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/premio-torino-open-data">Premio Torino Open Data</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, domenica 17 aprile 2011, Michele Barbera, a nome dell&#8217;associazione Linked Open Data Italia, ha ritirato il premio per il terzo posto al concorso Torino Open Data di Biennale Democrazia 2011, per il concept dell&#8217;applicazione &#8220;Muovi Torino&#8221;.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-614" title="muovitorino" src="http://www.linkedopendata.it/wp-content/uploads/muovitorino-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></p>
<p>Ringraziamo gli organizzatori per la bellissima manifestazione, nella quale sono state presentate molte interessanti idee di utilizzo di Open Data pubblicati dal comune di Torino. <a href="http://www.zipnews.it/2011/04/idee-e-tecnologie-per-la-democrazia/">Tre su quattro dei progetti premiati</a> avevano come tema centrale la mobilità urbana, un tema evidentemente &#8220;caldo&#8221;. </p>
<p>Un plauso al <a href="http://www.5t.torino.it/5t/it/docs/sistema5t.jspf">consorzio torinese per i trasporti 5T</a>, che insieme al comune, dimostra come con pochissimo sforzo da parte della PA e minimi investimenti sia possibile stimolare la cittadinanza attiva e partecipata.</p>
<p>Torino è certamente un&#8217;isola felice degli Open Data dove grazie al lavoro di centri di ricerca come Nexa e il Politecnico (capaci di affrontare l&#8217;argomento anche da un punto di vista economico, sociologico e filosofico, senza limitarsi agli aspetti tecnici o legali), il trasferimento tecnologico e il coinvolgimento del settore privato tramite Top-IX , CSI e gli incubatori d&#8217;impresa, la partecipazione della Pubblica Amministrazione (il comune, la regione, il consorzio dei trasporti e tanti altri) è stato possibile creare un ecosistema ricco e sfaccettato e per questo stimolante, che comincia a dare i suoi frutti (ai cittadini e al territorio).</p>
<p>Adesso è il momento, per tutte le altre città d&#8217;Italia di seguire l&#8217;esempio torinese e magari dimostrare di saper fare ancora meglio.</p>
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		<title>La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti</title>
		<link>http://www.linkedopendata.it/la-politica-della-trasparenza-e-dei-dati-aperti</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 17:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Events]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 19 aprile 2011
ore 9,30 &#8211; 18
Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati
<p>Attenzione: vedi note di registrazione in fondo alla pagina</p>
<p>Scarica il Flyer e il programma dell&#8217;evento (PDF)
</p>
Invito a partecipare
<p>Siamo lieti di invitarLa a intervenire all&#8217;evento &#8220;La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti&#8221; che si terrà a Roma, il 19 aprile 2011, nella Sala delle <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.linkedopendata.it/la-politica-della-trasparenza-e-dei-dati-aperti">La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address>Martedì 19 aprile 2011<br />
ore 9,30 &#8211; 18<br />
Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati</address>
<p><strong>Attenzione:</strong> <em>vedi note di registrazione in fondo alla pagina</em></p>
<p><em></em><a href="http://www.linkedopendata.it/wp-content/uploads/open_data_19apr_roma.pdf"><strong>Scarica il Flyer e il programma dell&#8217;evento (PDF)</strong></a><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-597" title="Logo Agorà Digitale" src="http://www.linkedopendata.it/wp-content/uploads/AD_logo-e1302285786613.jpg" alt="" height="70" /><img class="alignnone size-full wp-image-599" title="lkdi" src="http://www.linkedopendata.it/wp-content/uploads/lkdi-e1302285904220.png" alt="" width="178" height="70" /><img class="alignnone size-full wp-image-601" title="rr" src="http://www.linkedopendata.it/wp-content/uploads/rr-e1302286054412.jpg" alt="" width="124" height="70" /></p>
<h2>Invito a partecipare</h2>
<p>Siamo lieti di invitarLa a intervenire all&#8217;evento &#8220;La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti&#8221; che si terrà a Roma, il 19 aprile 2011, nella Sala delle Colonne presso la Camera dei Deputati.<br />
Si tratta di un appuntamento internazionale, organizzato dalle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti.</p>
<p>Il tema dei “dati aperti” diventa elemento cruciale nel panorama politico e pubblico, nazionale e internazionale, dove si sta affermando un movimento per l&#8217;accesso ai dati pubblici in formato aperto, noto appunto come “open data”.</p>
<p>Gli “open data” hanno ottenuto negli ultimi anni molte vittorie, la più rilevante in seguito all&#8217;elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Uno dei primi provvedimenti del neo presidente è stata infatti la Open government directive, che ha ingiunto la pubblicazione su internet di tutti i dati pubblici delle amministrazioni governative. Seguendo il modello statunitense vari Paesi hanno avviato procedure simili: Inghilterra, Australia, Canada.</p>
<p>In Italia si è mossa in tal senso la Regione Piemonte e sono emerse con forza le esperienze di Linked Open Camera e Senato e di OpenParlamento, mentre altre regioni italiane, tra cui il Lazio, si stanno attivando con progetti di legge regionali specifici.</p>
<p>Nella giornata del 19 aprile la tematica dei “dati aperti” sarà affrontata partendo dall’analisi di esperienze straniere e illustrando i progetti curati attualmente dalle associazioni che in Italia si muovono in questo ambito.<br />
Tra gli ospiti internazionali figurano Jonathan Gray, community coordinator della Open Knowledge Foundation, Simon Rogers, direttore della sezione dati del quotidiano britannico The Guardian e Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org e già direttore delle campagne online di Moveon e di Organizing for America.</p>
<p>Alla vigilia dell&#8217;approvazione del federalismo fiscale, a quasi due anni dalla riforma Brunetta e a 6 anni dall&#8217;approvazione del Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale (da pochi mesi ulteriormente rafforzato), verranno presentate e discusse le iniziative in corso sulla trasparenza, i progetti in atto per il riutilizzo dei dati provenienti dalla Pubblica Amministrazione, le prospettive e gli obiettivi futuri. Particolare attenzione sarà dedicata allo stato di avanzamento dell&#8217;anagrafe pubblica dei rappresentanti dei cittadini, alla questione della trasparenza dei bilanci degli enti locali e al valore economico dei dati pubblici.</p>
<h2>Twitter</h2>
<p>Su twitter usate l&#8217;hashtag <strong>#da19</strong></p>
<h2>Programma (provvisorio) dell&#8217;evento</h2>
<h3>Sessione di Apertura</h3>
<p><em>Introduce:</em> Luca Nicotra, <em>Segretario di Agorà Digitale</em><br />
<em>Moderatore:</em> Sergio Rizzo, <em>Corriere della Sera</em></p>
<p>Emma Bonino, <em>Vicepresidente del Senato.</em><br />
Ben Brandzel, <em>cofondatore di Avaaz.org, già Direttore delle campagne online di MoveOn.org e Obama</em><br />
Enrico Giovannini,<em> Presidente ISTAT</em><br />
Jonathan Gray, <em>community coordinator della Open Knowledge Foundation</em><br />
Francesco Pizzetti, <em>Presidente dell&#8217;Autorità garante per la protezione dei dati personali</em><br />
Simon Rogers, <em>direttore Datablog e Datastore del quotidiano The Guardian</em></p>
<h3>Panel: Per un&#8217;anagrafe pubblica degli eletti, dei nominati e della pubblica amministrazione</h3>
<p><em>Moderatore:</em> Diego Galli, <em>Radio Radicale</em></p>
<p>Rita Bernardini, <em>deputato radicale eletto nel Pd</em><br />
Maria Teresa Brassiolo, <em>Presidente Transparency Italia</em><br />
Giacomo D&#8217;arrigo, <em>Coordinatore nazionale ANCI Giovani</em><br />
Peter Gomez, <em>Direttore de ilfattoquotidiano.it</em><br />
Antonio Martone, <em>Presidente della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche</em><br />
Mario Staderini, <em>Segretario di Radicali Italiani</em></p>
<h3>Panel: Trasparenza e accessibilità dei bilanci pubblici</h3>
<p>Moderatore: Aline Pennisi, <em>Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</em></p>
<p>Vittorio Alvino, <em>OpenPolis</em><br />
Rocco Berardo, <em>Consigliere regionale Regione Lazio lista Bonino Pannella</em><br />
Stefano Costa, <em>Open Knowledge Foundation Italia</em><br />
Simona De Luca, <em>Ministero per lo sviluppo economico</em><br />
Giancarlo Miele, <em>Presidente commissione sviluppo economico, ricerca innovazione e turismo, Consiglio Regionale del Lazio</em><br />
Marco Stradiotto, <em>Senatore</em></p>
<h3>Panel: Il Valore Economico degli Open Data</h3>
<h4>A cura di Linked Open Data Italia</h4>
<p><em>Moderatore:</em> Andrea Di Benedetto, <em>presidente associazione Linked Open Data Italia</em></p>
<p>Lorenzo Benussi, <em>Top-ix</em><br />
Stefano Bertolo, <em>European Commission DG Information Society and Media</em><br />
Tito Bianchi,<em> Indipendence public policy professional</em><br />
Raimondo Iemma, <em>Fondazione Rosselli</em><br />
Giuseppe Ragusa, <em>Docente presso LUISS Guido Carli e membro dell’Associazione Rena </em></p>
<h3>Panel:Verso un movimento italiano per la trasparenza e i dati pubblici</h3>
<p><em>Moderatore:</em> Guido Romeo, <em>Wired</em></p>
<p>Michele Barbera, <em>Linked Open Data Italia</em><br />
Ernesto Belisario, <em>Associazione italiana per l&#8217;OpenGovernment</em><br />
Alberto Cottica, <em>Spaghetti Open Data</em><br />
Ettore di Cesare, <em>OpenPolis</em><br />
Luca Nicotra, <em>Segretario di Agorà Digitale</em><br />
Federico Sassoli de Bianchi, <em>Presidente di Civicum</em><br />
Marco Scaloni, <em>Informaetica</em></p>
<h2>Importante</h2>
<p>- Per partecipare all&#8217;evento è<strong> necessario</strong> registrarsi online all&#8217;indirizzo<a href="http://www.agoradigitale.org/eventodatiaperti"> http://www.agoradigitale.org/eventodatiaperti</a></p>
<p>- Nella sala delle colonne non è ammesso introdurre macchine fotografiche e altri dispositivi di registrazione audio/video. Sono ammessi i telefoni cellulari, mentre chi intende portare un pc portatile <strong>deve</strong> comunicare il modello nel form di registrazione</p>
<p>- Per accedere alla Camera, per gli uomini, è obbligatorio indossare la giacca.</p>
<p><a href="http://www.linkedopendata.it/wp-content/uploads/open_data_19apr_roma.pdf"><strong>Scarica il Flyer e il programma dell&#8217;evento (PDF)</strong></a></p>
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