L’economia degli Open Data. Un mini caso di studio: i dati sul trasporto pubblico.

Questo articolo di David Eaves, è stato tradotto, con il permesso dell’autore, da Michele Barbera per il blog dell’associazione Linked Open Data Italia. La versione originale è disponibile sul blog di David Eaves.

TransLink, la società che gestisce il trasporto pubblico nella regione in cui vivo (Vancouver / Lower Mainland), ha recentemente lanciato un’applicazione di tracciamento degli autobus in tempo reale, che utilizza dati GPS per comunicare quanto sia distante l’autobus che stiamo aspettando. Questa è un’ottima notizia per tutti

Naturalmente per coloro che sono interessati all’innovazione nei governi e alle politiche pubbliche, sorge un’altra domanda. I dati GPS sono o meno aperti (Open Data)?

Attualmente TransLink rende disponibile l’orario dei trasporti con licenza aperta non-commerciale (potete scaricarlo da qui). Immagino che alcuni dirigenti di Translink si stiano chiedendo “perché, in questo momento di crisi economica, dovremmo rendere i nostri dati liberamente disponibili?”
La risposta è che TransLink dovrebbe rendere aperti i propri dati, inclusi quelli GPS in tempo reale, con una licenza che ne permetta il riuso sia commerciale, sia non commerciale. Non perchè questa sia la cosa socialmente giusta da fare, ma perche è la scelta più sensata per Translink dal punto di vista economico.

Mi spiego meglio.

In primo luogo, non è facile identificare modelli di business con cui Translink possa generare ricavi direttamente dai dati. Consideriamo due possibili modelli: il primo riguarda la vendita diretta di un’applicazione trasporti (o di pubblicità all’interno della stessa); il secondo riguarda la vendita di un servizio di “prossimo autobus” ad aziende che ritengono che questo tipo di informazione possa essere utile per i propri clienti o dipendenti (per esempio bar e esercizi commerciali).

Translink ha già abbandonato l’idea di sviluppare applicazioni sui trasporti in favore dello sviluppo di un sito web per dispositivi mobili (<m.translink.ca>) – ma anche se vendesse applicazioni per 1$ a download i ricavi sarebbero ridicoli. Stimando, per eccesso, una base di 100.000 utenti, Translink potrebbe ricavare circa 85.000 dollari (tenendo conto delle royalty trattenute da Apple per l’iPhone e assumendo che non vi sia alcuna royalty per Android). Si noti che non si tratta di un flusso di ricavi annuali, ma di un ricavo una tantum. Forse potremmo stimare che 10-20.000 persone scarichino la app ogni anno perché hanno aggiornato il proprio telefono o perché arrivano a Vancouver per la prima volta. In questo caso i ricavi annuali ammonterebbero a 15.000 dollari. Nell’arco di 5 anni, Translink genererebbe un ricavo di circa 145.000 dollari. Non male, ma niente di eccezionale.

Al contrario, la gratuità incoraggerebbe l’utilizzo dell’applicazione. Dobbiamo considerare anche un costo opportunità: potrebbe accadere che una migliore disponibilità di informazioni sui trasporti induca alcune persone a scegliere il trasporto pubblico anziché andare a piedi, in taxi o usare l’auto. Lo scorso anno Translink ha gestito 211,3 milioni di viaggi. Assumiamo che la maggiore accessibilità dei dati generi un incremento dei viaggi dello 0,1%. Si tratta di un incremento infinitesimale, che però si traduce in 211.300 viaggi in più. Assumendo che ogni viaggiatore paghi un biglietto di $2.50, si genererebbe un ricavo addizionale di $528.250 dollari.

Se estendiamo l’analisi su 5 anni, come nel caso precedente, si ottiene un maggior ricavo totale di 2,46 milioni di dollari. Molto meglio dei 145.000 dollari dello scenario precedente! Questo scenario si limita ai benefici economici per l’azienda e non tiene conto della minor congestione delle strade, della riduzione dello smog e di una migliore impronta energetica.

Se applichiamo il modello alla distribuzione dei dati grezzi, si ottengono gli stessi risultati. La UBC sarà disposta a pagare per avere dati Translink in tempo reale sui terminali degli edifici dei collettivi studenteschi? Ne dubito. I bar e caffè posizionati in zone strategiche della città sarebbero disposti a pagare? Forse. Ovviamente i consumatori di dati dovrebbero comunque pagare per avere insegne elettroniche, ma aggiungervi ulteriori costi annuali di licenza potrebbe scoraggiare molti di essi ad offrire un simile servizio. Tenendo conto di tutti i costi connessi alla gestione delle insegne, i costi legali, la gestione dei contratti e i costi di vendita, è difficile immaginare che Translink possa guadagnare di più di quanto non possa fare incoraggiando altri a installare insegne che generino più clienti per il proprio core business: spostare persone dal punto A al punto B.
Tanto per avere un’idea dei numeri, supponiamo che la gratuità dei dati spinga gli esercizi commerciali che non sarebbero stati disposti a pagare una licenza a installare delle insegne “il prossimo autobus” e che questo induca anche solo 1000 persone a fare 40 viaggi in più ogni anno. Questo genererebbe per Translink un incremento di ricavi di 100.000 dollari all’anno senza dover sostenere alcun costo. Altri potrebbero installare e mantenere le insegne e Translink non sarebbe costretta a gestire alcun contratto, licenza o struttura vendita.

Da un punto di vista economico è impossibile immaginare uno scenario in cui a Translink non convenga permettere il riuso anche commerciale dei propri dati. La mia opinione è che Translink non dovrebbe concentrarsi nel generare qualche dollaro in più offrendo licenze d’uso a pagamento dei propri dati, ma piuttosto concentrarsi nello spostare il vantaggio competitivo dall’accesso all’accessibilità.

Essere il monopolista dei dati sul trasporto non genera benefici per Translink e fa si che meno persone vedano e utilizzino i dati. Al contrario, liberare i dati fa si che l’accesso agli stessi non sia più un vantaggio competitivo. Nel momento in cui chiunque (Translink, Google, sviluppatori indipendenti, ecc.) è in grado di accedere ai dati, la competizione si sposta dall’accesso all’accessibilità. I consumatori smettono di rivolgersi a chi detiene i dati e si rivolgono a coloro i quali li rendono più facilmente utilizzabili.

Per esempio Translink ha previsto che nel 2011 effettuerà un numero record di viaggi. Una parte di me si domanda quanta parte di questi siano derivati dall’aver reso accessibili i dati su Google Maps. La verità è che per pianificare viaggi con i trasporti pubblici, Google Maps è molto più facile da usare del sito di Translink. E questa è un’ottima cosa per Translink! Proviamo a immaginarci cosa succederebbe se una moltitudine di aziende condividessero i dati di Translink: dai caffè Starbucks e Blenz, ai college e le università, fino ai grandi edifici pubblici cittadini. Il vero crimine è che oggi Translink concede a Google un monopolio de facto. Gli sviluppatori indipendenti o le piccole aziende del territorio che pagano le tasse possono utilizzare i dati per usi commerciali? Stando alla licenza, sono tagliati fuori. Translink, dovrebbe desiderare un ecosistema in cui ognuno possa competere sull’accessibilità. Da cui trarrebbe comunque vantaggio incrementando vendite e ricavi.

Ma facciamo un ulteriore passo avanti. Se Translink aprisse i sui dati anche per uso commerciale, ci sarebbero altri vantaggi.

Approvvigionamento

Alcuni lettori obietteranno che esistono già delle fermate di Vancouver che mostrano dati sui “prossimi autobus” (per esempio quanti minuti mancano al prossimo autobus). Se Translink rendesse disponibili i propri dati attraverso un API (ndt: Application Public Interface) potrebbe alterare i processi di approvvigionamento per l’acquisto e la manutenzione delle insegne. Qualsiasi attore sul mercato potrebbe sapere come sono strutturati i dati e quindi gestire la manutenzione delle insegne oppure sperimentare processi innovativi e più economici per produrle.
Un effetto simile si genererebbe sui bandi di gara per il sito di Translink. Lasciando i dati liberamente disponibili Translink potrebbe semplicemente chiedere agli sviluppatori quale ritengono sia il modo migliore di visualizzare i dati. Un numero maggiore di aziende potrebbe decidere di partecipare ai bandi, incrementando la probabilità di generare innovazione e di diminuendo i costi.

Analisi

Rendere disponibili i dati GPS potrebbe avere un altro effetto positivo. Aziende locali potrebbero utilizzarli per calcolare i flussi di traffico e predire gli ingorghi. Potrebbero queste aziende essere disponibili a pagare per ottenere i dati? Forse, ma probabilmente non abbastanza per giustificare i maggiori costi di vendita e le spese legali. Anche Translink beneficerebbe di tali analisi, potendole utilizzare per aggiustare i propri orari e per avvertire in anticipo i guidatori di autobus di eventuali problemi. Naturalmente l’intera cittadinanza ne beneficerebbe, poiché automobilisti meglio informati potrebbero modificare i propri comportamenti (scegliendo magari anche di non utilizzare l’auto), riducendo la congestione, lo smog, l’impronta energetica, ecc.

Le opportunità di analisi di dati GPS sono potenzialmente illimitate. Blogger e studenti universitari possono fare molto. E’ lecito immaginare che sia possibile correlare dati sul trasporto pubblico con molti altri tipi di dati (crimine, meteo, orari degli spostamenti dei pendolari) ottenendo informazioni utili a Translink per la pianificazione dei trasporti. Non c’è alcuna possibilità che Translink disponga delle risorse necessarie per fare tutte le analisi possibili, quindi lasciarle fare ad altri può soltanto essere una buona idea.

Conclusioni

Se siete un’azienda di trasporti simile a Translink (o un’autorità dei trasporti), in qualunque parte del mondo, questo articolo è per voi! Questi sono i passi che vi suggerisco di compiere:

  1. Aggiungete i dati GPS al vostro portale Open Data.
  2. Modificate le licenze. Abbandonate le restrizioni all’uso commerciale. Fanno più male al vostro business di quanto pensiate e sono anti-competitive (perché Google può usare i dati per un’applicazione commerciale mentre gli sviluppatori locali non possono?). Vi suggerisco di adottare la BC Open Government License o la PDDL (ndt: in Europa esistono licenze analoghe come la CC0 o la ODBL).
  3. Aggiungete un feed RSS ai vostri dati GTFS. Come Google, anche noi saremmo contenti di sapere quando aggiornare i dati. Dato che noi viviamo qui e siamo anche noi utenti, sarebbe opportuno estendere lo stesso servizio che date a Google anche a noi.
  4. Potreste infine organizzare un “Transit Data Camp” per invitare sviluppatori e imprenditori locali a incontrare il vostro staff e incoraggiarli ad utilizzare i vostri dati.